Europa: l’angolo degli insegnanti

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Nuovo sito con materiale didattico free diviso per età: un’ondata di cose interessanti e, ad una prima occhiata, ben fatte.

Per la primaria una decina di libri illustrati scaricabili, opuscoli e cosette varie, per i ragazzi più grandi ci sono meno cose – mi sembrano carine le mappe da plottare e appendere al muro – ma visto che il sito è nuovo… speriamo che ne aggiungano.

Interessante il fatto che si possano scaricare i materiali in tutte le lingue, così che possano essere utili anche all’insegnante di inglese o francese 🙂

Dal sito copioincollo:

Benvenuti all’angolo degli insegnanti, portale che presenta un ricco campionario di materiale didattico sull’Europa. Il materiale è stato prodotto da varie istituzioni europee e altri enti pubblici e non governativi per informare i giovani sull’Unione europea e le sue politiche.

I siti, gli opuscoli, i libri, le mappe e i manifesti di cui è costituito spiegano cos’è e cosa fa l’Unione europea: vengono infatti trattati diversi argomenti e problemi della società di oggi, ad esempio cosa possiamo fare per proteggere l’ambiente, come vivere insieme in un mondo di pace e sicurezza per tutti ecc.

Se cercate ispirazione per preparare le lezioni oppure informazioni concrete sulla storia o la cittadinanza europea, o ancora su argomenti più specifici, come la riduzione del consumo energetico di ciascuno, questo è il posto giusto in cui trovare utile materiale organizzato in base all’età degli allievi: basta cliccare sulla fascia d’età della vostra classe!

Didattica online: La Storia e i cattivi esempi.

Ovvero come non si devono realizzare siti didattici.

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Parliamo di un corso di storia realizzato dal Dipartimento di Scienze dell’Educazione dell’Università di Torino con il sostegno della Fondazione per la Scuola della Compagnia San Paolo.

Il corso è stato anche pubblicato da la Repubblica.it e così recensito:

220 pagine di testo, oltre 500 immagini, un’incalcolabile serie di contributi sonori e 4mila link che aiutano a entrare nella storia del secolo senza muoversi da casa. Il tutto ispirato ad una sorta di manifesto programmatico: “L’obiettivo – spiega Lorenzo Caselli, presidente della Fondazione – è quello di sostenere le scuole italiane nel difficile cammino dell’autonomia e rappresenta un contributo per aiutare gli studenti a leggere criticamente ciò che del passato è incorporato nei fenomeni che ci circodano e, allo stesso tempo, a rendere più esplicito il legame tra storia e identità collettiva”

Ma non è tutto oro quello che luccica.
Il sito sembra vecchiotto (pare una di quelle robe in flash che andavano di moda sette o otto anni fa) ma è stato realizzato tra il 2006 e il 2007. Peccato perché un sito didattico dovrebbe essere “sempreverde” e, quindi anche potenzialmente aggiornabile (e questo non lo è).

La storia del Novecento è divisa in due sezioni:
I “totalitarismi” 1914-1945 e La “mondializzazione” 1945-1989.
Pur essendo diviso in moduli, sottomoduli e nodi tematici, il livello di approfondimento non è certo alto e lo sviluppo non è esauriente.
Il teoria potrebbe essere un buon punto di partenza per una dimostrazione in classe sulla ricerca delle fonti in rete, ma anche da questo punto di vista è un’occasione persa: le risorse esterne alle quali i link rimandano non sono scelte con cura, le fonti non sempre sono chiare.
La scelta di utilizzare flash per realizzare questo sito non ha giustificazione, e il suo utilizzo primitivo ne ha limitato molto la struttura, la navigazione è delirante e dispendiosa, i contenuti degni di un bignami.
Ma, essendo in flash, neppure uno studente lavativo può usufruirne: il copiaincolla per la ricerchina dell’ultimo momento non è possibile.
Insomma, risorse (tempo, soldi) sprecate.

Che Meraviglie!

Ecco una carrellata di meraviglie raccontate (e illustrate) ai ragazzi.

Le meraviglie del mondo antico:
Piramide di Giza
I Giardini pensili di Babilonia
Il tempio di Diana a Efeso
La statua di Zeus a Olimpia
Il Mausoleo di Alicarnasso
Il Colosso di Rodi
Il Faro di Alessandria
Le meraviglie medievali:
La caverna dei 10.000 Buddha in Cina
Il complesso del Grande Zimbabwe
Il tempio di Angkor Vat in Cambogia
Il castello dei Cavalieri in Siria (Krak des Chevaliers)
L’Alhambra in Andalusia
Le rovine di Tenochtitlan in Messico
Le meraviglie del mondo moderno:
L’Opera di Sidney
L’Eurotunnel sotto la Manica
L’areoporto del Kansai in Giappone
La diga di Assuan sul Nilo
La Sears Tower di Chicago
Il Kennedy Space Center
Le meraviglie della natura:
La barriera corallina australiana
Il Monte Everest
Il deserto del Sahara
Il Gran Canyon in Arizona
La cascata del Salto Angel
La caverna (Sala) del Sarawak nel Borneo
Il vulcano Mauna Loa nelle Hawaii

E poi ancora gli enigmi del passato (dalla storia di Troia ad Atlantide, dalle grandi teste degli Olmechi al Caracol Maya), i tesori perduti, i misteri della natura.

Quali competenze storiche?

Il filo di Arianna
Quando si diventa vecchi
e si sente prossima la fine
si vorrebbe tornare indietro
ripercorre il passato della propria vita
fino alla vita dei propri antenati
rivedere i volti di chi
ci ha generato
ripercorre le mille strade
della loro vita

Quando si diventa vecchi
si vorrebbe tornare bambini
esser presi per mano
da qualcuno più grande di noi

Il filo di Arianna
è la loro storia
e ci aiuterà
a ritrovare
la strada del ritorno

Nonostante da più di vent’anni, cioè almeno dai programmi del 1985 per la scuola elementare, la storia come disciplina sia oggetto d’interesse da parte dei tanti Ministri della Pubblica Istruzione che fino ad oggi si sono succeduti e che han cercato di superare la ripetizione ciclica dei contenuti, a favore di una visione organica del curricolo tra scuole elementari e medie, il modello gentiliano domina ancora incontrastato.
La didattica di tale disciplina, probabilmente la più complessa di tutte, viene ancora concepita come trasmissione di conoscenze consolidate, frutto delle ricerche degli storici accademici, le quali vengono poi imposte dagli editori, previa semplificazione didattica, attraverso l’adozione del libro di testo, la cui tassativa obbligatorietà nessun Ministro ha mai messo in discussione.
Tale trasmissione avviene per lo più attraverso la lezione frontale e lo studio del manuale, che consiste nella memorizzazione, da parte dello studente, di fatti o eventi disposti in un ordine lineare-diacronico, sulla base del presupposto dell’unicità del tempo storico, coincidente col tempo cronologico degli eventi, che s’intendono riferiti teleologicamente all’Europa occidentale, un’area geo-storica a fronte della quale il resto del mondo o non esiste in maniera autonoma, oppure è visto come mero prolungamento dell’impatto euroccidentale sul pianeta: “nella gran parte dei manuali l’auspicato abbandono dell’eurocentrismo si riduce ancora ad una pura dichiarazione d’intenti”, così scrive R. Dondarini, in Per entrare nella storia, ed. Clueb, Bologna 1999.
Tutta la storia è concepita come un continuo narrativo di fatti eminentemente politico-istituzionali, che trovano il loro terminus ad quem nel presente della civiltà occidentale, il cui inizio storico stricto sensu viene fatto risalire al XVI secolo, fatte salve le anticipazioni di Italia e Fiandre, mentre l’inizio storico sensu lato parte addirittura dalle prime civiltà assiro-babilonesi e soprattutto da quelle mediterranee (egizia, fenicia, minoico-cretese ecc.), che sono a noi più vicine: in definitiva da tutte quelle civiltà caratterizzate dalla scrittura, dagli scambi commerciali, dall’urbanizzazione, dalla divisione del lavoro, dalla contrapposizione dei ceti ecc. e che hanno trovato il loro compimento più significativo nella nostra. Da quel lontano passato ad oggi l’unico momento poco meritevole d’essere preso in considerazione è il cosiddetto “Medioevo”, a causa della sua eccessiva caratterizzazione “rurale”, soprattutto di quel periodo che va dalle invasioni cosiddette “barbariche” al Mille. Insomma il nostro presente va a cercare nel passato una propria anticipata autorappresentazione. Antonio Brusa ha scritto, a tale proposito, un importante Prontuario degli stereotipi sul Medioevo (“Cartable de Clio”, n. 5/2004, reperibile anche in storiairreer.it): se ne citano almeno una quarantina.
Ancora oggi noi usiamo parole come “Medioevo”, “impero bizantino”, “barbari” ecc. che i protagonisti di quelle epoche avrebbero ritenuto del tutto incomprensibili se non addirittura inaccettabili. P.es. il termine “Medioevo”, che pur ci appare così cronologicamente neutro, e che è stato formulato in epoca umanistica, è alquanto dispregiativo: considerare mille anni di storia (che poi in Europa orientale furono molti di più e spesso con caratteristiche meno “feudali” delle nostre) come una sorta di “intermezzo barbarico” tra due “luminose civiltà”: quella greco-romana e quella umanistico-rinascimentale, sicuramente non è stato e continua a non essere il modo migliore per valorizzare quel periodo.
Chiarito infine che l’attributo più significativo con cui cerchiamo di distinguere la nostra civiltà da tutte le altre non meno commerciali, è la rivoluzione tecnico-scientifica, che ha permesso l’industrializzazione del business e il totale assoggettamento della natura, non resta che chiudere il primo ciclo dell’istruzione con la disamina del Novecento, dopodiché alle superiori – ecco perché parliamo di impostazione gentiliana – non resta che ricominciare tutto da capo.
Peraltro il “presente” di cui si poteva parlare in terza media fino allo scorso anno scolastico non era neppure tanto “contemporaneo”, in quanto, con la riforma morattiana, si era tornati a fare, in 60 ore disponibili, l’Ottocento e il Novecento. Questo poi senza considerare che del mondo contemporaneo, generalmente, non si fanno mai quelle cose che potrebbero davvero servire alla gioventù per affrontare al meglio il proprio tempo, e che invece spesso si ritrovavano in un qualunque manuale di educazione civica.
È vero che con le nuove Indicazioni per il curricolo (2007) s’è tornati a riproporre lo studio del solo Novecento nell’ultimo anno della scuola media, ma è anche vero che questa scelta stride ancor più con l’altra, non meno recente, d’aver voluto innalzare l’obbligo scolastico a 16 anni. Infatti se davvero fossimo favorevoli a una visione organica, in verticale, del curricolo di storia, dovremmo far fare il Novecento soltanto nell’ultimo anno del biennio delle superiori, che viene appunto a coincidere con la fine dell’obbligo; anzi, in questo stesso anno si dovrebbe prevedere un esame finale di stato, eventualmente in sostituzione di quello del primo ciclo d’istruzione.
In fondo non era così peregrina l’idea berlingueriana della Riforma dei cicli (n. 30/2000) secondo cui il periodo compreso dalla rivoluzione industriale ai giorni nostri sarebbe stato meglio farlo nelle prime due classi della scuola secondaria superiore, a conclusione appunto di un percorso iniziato in prima elementare. L’affronto più approfondito dei problemi ne avrebbe sicuramente tratto giovamento.

Galarico, homolaicus

Festa dei lavoratori (1° maggio)

Ecco qualche risorsa:

  • si può incominciare con wikipedia
  • qui una breve storia della festa
  • qui è un poco più approfondita
  • adatta ai ragazzi dei licei questa analisi
  • e ai maturandi questi materiali su Portella della Ginestra
  • qui troviamo l’Inno dei lavoratori (Turati, 1886)

25 aprile, un giorno per fare la Storia

È importante tramandare la memoria, insegnare che la Repubblica democratica e la Costituzione Italiana sono nate dall’antifascismo e dalla Resistenza.
È necessario insegnare che anche in tempo di pace non bisogna mai smettere di combattere: bisogna resistere allo sbiadirsi naturale dei ricordi, ma anche contrastare chi lavora per cancellarli, chi sminuisce la Resistenza, chi nega lo sterminio o chi contrappone al regime nazista/fascista altri colori con altri orrori come se servisse a livellare, a giustificare.
Bisogna insegnare che quello che a noi pare passato, in altri luoghi del nostro pianeta – sempre più piccolo – è più che attuale, e l’orrore si rinnova ogni giorno.

Ecco un elenco di risorse alle quali attingere

  • Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) è un ottimo sito da quale partire: ospita moltissimo materiale ordinato anche cronologicamente.
  • Il portale della guerra di liberazione.
  • Il sito dell’INSMLI, Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia, fondato da Ferruccio Parri nel ’49. L’istituto svolge attività di formazione e aggiornamento per gli insegnanti.
  • Non tralasciamo wikipedia, voce “Resistenza italiana”.
  • Nel sito del Quirinale troviamo il testo della Costituzione.
  • Il sito della Fondazione Istituto Gramsci.
  • Qui una raccolta di canti della Resistenza.
  • Qui un ipertesto sui campi di concentramento e sterminio nazisti
    e qui il sito dell’ANED, Associazione Nazionale ex Deportati nei campi di sterminio (presente un’area didattica).
  • Qui un tour virtuale ci porta a scoprire i campi di concentramento in Germania.
  • Un campo di concentramento in Italia: la Risiera di San Sabba.
  • Una pagina sul neofascismo in Italia (dal dopoguerra in poi).
  • Una sezione didattica anche sul sito dell’archivio nazionale cinematografico della Resistenza (ANCR).
  • Per i più piccoli sul sito del Girandolaio :

in ultimo vi copioincollo, quale spunto di riflessione, una parte di un articolo di Sergio Ricaldone:

[…]
Gli eredi dei fucilatori di Salò hanno purtroppo trovato una sponda morbida e disponibile: il buonismo storiografico dilagante rimuove l’antifascismo quale chiave di lettura del ‘900 e propone invece, a partire dai nuovi testi scolastici, memorie simmetriche e compatibili che, passo dopo passo, equiparano vizi e virtù di vincitori e vinti di tutte le epoche.

Un tritacarne micidiale dal quale esce un osceno impasto bipartisan che mette sullo stesso piano assalitori e difensori della Bastiglia, comunardi e reazionari di Versailles, difensori ed aggressori di Stalingrado, Gap di via Rasella e torturatori di Villa Triste, resistenti algerini e parà francesi.
Osserviamo esterrefatti una ipocrita autocritica che per rimediare ai presunti “eccessi” compiuti dalla Resistenza manifesta disponibilità ad avviare un processo di speculare riconoscimento e di mutua legittimazione tra fascisti rimasti tali ed antifascisti diventati ex.

Si accetta pertanto di intitolare qualche piazza ai “martiri fascisti della foibe”, si critica la cultura antifascista che avrebbe “angelizzato” la resistenza, si addebita alla guerriglia partigiana il culto della violenza, si accetta il teorema della “guerra civile” anziché quello di guerra di liberazione dall’occupazione straniera.
E così gli alleati neri dei massacratori di Marzabotto, di S. Anna di Stazzema, di Boves, delle Fosse Ardeatine, di piazzale Loreto e della risiera di S. Sabba incassano soddisfatti un regalo inaspettato dai loro ex nemici e rilanciano la posta.

[…]
Il mantenimento di questa memoria è un obbligo morale e politico che abbiamo con i popoli ed i movimenti che ancora oggi lottano in più parti del mondo contro la barbarie imperialista.
Dalla Palestina all’Iraq, alla Colombia la nozione di resistenza mantiene intatti tutti i valori che esprime ed è un diritto pienamente riconosciuto e legittimato dalle Nazioni Unite.
[…]
Non si tratta solo di difendere il diritto di festeggiare il 25 aprile che il governo Berlusconi vorrebbe cancellare, o di esigere il rispetto della verità sui libri di storia.
Dobbiamo anche ricostruire il nesso, il rapporto esistente tra le ragioni sociali, politiche e morali della lotta di allora e quella che l’evoluzione storica e politica ci obbliga a combattere oggi e domani contro le nuove forme di dominio e di sopraffazione.

Libertà di informazione, informazione per la libertà.

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È scaricabile, gratuitamente dall’home page dell’editore, il dossier sulla libertà di stampa creato per i ragazzi delle medie da BBN editrice.
Scrive il curatore:

Quello del giornalista è un mestiere che richiede, per essere efficace, di essere svolto senza pressioni esterne e senza censure.
Non sempre è così: a volte è difficile reperire le informazioni in base alle quali scrivere le notizie, altre è troppo faticoso, altre volte ancora ci si accontenta di ciò che si trova subito, senza preoccuparsi di “far suonare le due campane”, di verificare cioè se esistano opinioni diverse rispetto a quelle della persona che si sta intervistando.
Fare del buon giornalismo, perciò, richiede due condizioni: la possibilità di poter pubblicare liberamente le notizie (i fatti, non le proprie opinioni) e la capacità professionale di scrivere articoli corretti, completi ed equilibrati. Anche su argomenti scabrosi o scomodi, senza avere paura, perché i lettori hanno il diritto di essere informati al meglio. Non è sempre facile, soprattutto in alcuni Paesi del mondo, come testimoniano i brani che seguono. Ma, tuttavia, bravi giornalisti continuano ad essercene: anche a loro spetta il compito di salvaguardare la libertà di tutti.

Il dossier è stato creato con la collaborazione dell’associazione giornalisti Information Safety and Freedom, che ha concesso la pubblicazione gratuita di alcuni articoli selezionati fra quelli ritenuti più adatti a ragazzi di quella fascia d’età e brevemente commentati.
Information Safety and Freedom è un’associazione, libera da ogni ancoraggio ideologico e politico, costituita da giornalisti ed esperti di diritti umani e comunicazione di tutto il mondo.