Italiano in un flash ;)

Per le maestre della primaria (e per le mamme di buona volontà) ecco una bella carrellata di giochini didattici di italiano realizzati in flash:

indovina la parola
forma la parola
cruciverba
immagine nascosta
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i sinonimi
parole sbagliate
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articoli sbagliati
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plurali singolari invariabili
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tutti qui su baby-flash 🙂

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Quali competenze storiche?

Il filo di Arianna
Quando si diventa vecchi
e si sente prossima la fine
si vorrebbe tornare indietro
ripercorre il passato della propria vita
fino alla vita dei propri antenati
rivedere i volti di chi
ci ha generato
ripercorre le mille strade
della loro vita

Quando si diventa vecchi
si vorrebbe tornare bambini
esser presi per mano
da qualcuno più grande di noi

Il filo di Arianna
è la loro storia
e ci aiuterà
a ritrovare
la strada del ritorno

Nonostante da più di vent’anni, cioè almeno dai programmi del 1985 per la scuola elementare, la storia come disciplina sia oggetto d’interesse da parte dei tanti Ministri della Pubblica Istruzione che fino ad oggi si sono succeduti e che han cercato di superare la ripetizione ciclica dei contenuti, a favore di una visione organica del curricolo tra scuole elementari e medie, il modello gentiliano domina ancora incontrastato.
La didattica di tale disciplina, probabilmente la più complessa di tutte, viene ancora concepita come trasmissione di conoscenze consolidate, frutto delle ricerche degli storici accademici, le quali vengono poi imposte dagli editori, previa semplificazione didattica, attraverso l’adozione del libro di testo, la cui tassativa obbligatorietà nessun Ministro ha mai messo in discussione.
Tale trasmissione avviene per lo più attraverso la lezione frontale e lo studio del manuale, che consiste nella memorizzazione, da parte dello studente, di fatti o eventi disposti in un ordine lineare-diacronico, sulla base del presupposto dell’unicità del tempo storico, coincidente col tempo cronologico degli eventi, che s’intendono riferiti teleologicamente all’Europa occidentale, un’area geo-storica a fronte della quale il resto del mondo o non esiste in maniera autonoma, oppure è visto come mero prolungamento dell’impatto euroccidentale sul pianeta: “nella gran parte dei manuali l’auspicato abbandono dell’eurocentrismo si riduce ancora ad una pura dichiarazione d’intenti”, così scrive R. Dondarini, in Per entrare nella storia, ed. Clueb, Bologna 1999.
Tutta la storia è concepita come un continuo narrativo di fatti eminentemente politico-istituzionali, che trovano il loro terminus ad quem nel presente della civiltà occidentale, il cui inizio storico stricto sensu viene fatto risalire al XVI secolo, fatte salve le anticipazioni di Italia e Fiandre, mentre l’inizio storico sensu lato parte addirittura dalle prime civiltà assiro-babilonesi e soprattutto da quelle mediterranee (egizia, fenicia, minoico-cretese ecc.), che sono a noi più vicine: in definitiva da tutte quelle civiltà caratterizzate dalla scrittura, dagli scambi commerciali, dall’urbanizzazione, dalla divisione del lavoro, dalla contrapposizione dei ceti ecc. e che hanno trovato il loro compimento più significativo nella nostra. Da quel lontano passato ad oggi l’unico momento poco meritevole d’essere preso in considerazione è il cosiddetto “Medioevo”, a causa della sua eccessiva caratterizzazione “rurale”, soprattutto di quel periodo che va dalle invasioni cosiddette “barbariche” al Mille. Insomma il nostro presente va a cercare nel passato una propria anticipata autorappresentazione. Antonio Brusa ha scritto, a tale proposito, un importante Prontuario degli stereotipi sul Medioevo (“Cartable de Clio”, n. 5/2004, reperibile anche in storiairreer.it): se ne citano almeno una quarantina.
Ancora oggi noi usiamo parole come “Medioevo”, “impero bizantino”, “barbari” ecc. che i protagonisti di quelle epoche avrebbero ritenuto del tutto incomprensibili se non addirittura inaccettabili. P.es. il termine “Medioevo”, che pur ci appare così cronologicamente neutro, e che è stato formulato in epoca umanistica, è alquanto dispregiativo: considerare mille anni di storia (che poi in Europa orientale furono molti di più e spesso con caratteristiche meno “feudali” delle nostre) come una sorta di “intermezzo barbarico” tra due “luminose civiltà”: quella greco-romana e quella umanistico-rinascimentale, sicuramente non è stato e continua a non essere il modo migliore per valorizzare quel periodo.
Chiarito infine che l’attributo più significativo con cui cerchiamo di distinguere la nostra civiltà da tutte le altre non meno commerciali, è la rivoluzione tecnico-scientifica, che ha permesso l’industrializzazione del business e il totale assoggettamento della natura, non resta che chiudere il primo ciclo dell’istruzione con la disamina del Novecento, dopodiché alle superiori – ecco perché parliamo di impostazione gentiliana – non resta che ricominciare tutto da capo.
Peraltro il “presente” di cui si poteva parlare in terza media fino allo scorso anno scolastico non era neppure tanto “contemporaneo”, in quanto, con la riforma morattiana, si era tornati a fare, in 60 ore disponibili, l’Ottocento e il Novecento. Questo poi senza considerare che del mondo contemporaneo, generalmente, non si fanno mai quelle cose che potrebbero davvero servire alla gioventù per affrontare al meglio il proprio tempo, e che invece spesso si ritrovavano in un qualunque manuale di educazione civica.
È vero che con le nuove Indicazioni per il curricolo (2007) s’è tornati a riproporre lo studio del solo Novecento nell’ultimo anno della scuola media, ma è anche vero che questa scelta stride ancor più con l’altra, non meno recente, d’aver voluto innalzare l’obbligo scolastico a 16 anni. Infatti se davvero fossimo favorevoli a una visione organica, in verticale, del curricolo di storia, dovremmo far fare il Novecento soltanto nell’ultimo anno del biennio delle superiori, che viene appunto a coincidere con la fine dell’obbligo; anzi, in questo stesso anno si dovrebbe prevedere un esame finale di stato, eventualmente in sostituzione di quello del primo ciclo d’istruzione.
In fondo non era così peregrina l’idea berlingueriana della Riforma dei cicli (n. 30/2000) secondo cui il periodo compreso dalla rivoluzione industriale ai giorni nostri sarebbe stato meglio farlo nelle prime due classi della scuola secondaria superiore, a conclusione appunto di un percorso iniziato in prima elementare. L’affronto più approfondito dei problemi ne avrebbe sicuramente tratto giovamento.

Galarico, homolaicus

MEMEnto [g]audere semper

E lo sapevo che, prima o poi, qualcuno mi ci avrebbe tirata dentro 🙂
Ci ha pensato Palmy e, visto che è una roba tra prof (oddio, non so dov’è incominciata, ma gli ultimi passaggi…) non posso tirarmi indietro.
Ovviamente non citerò quelli che ho visto essere presenti negli ultimi tiri di dadi, ma di buoni blog scolastici – o comunque profgestiti – ce ne sono parecchi, e quindi approfitterò dell’occasione per citarne qualcuno, come prescritto.

Queste le regole del gioco:
Indicare il blog che vi ha nominato con annesso link.
•Descrivere le regole di svolgimento
•Scrivere 6 cose che si preferisce fare
•Nominare altri 6 blog tramite i quali dovrebbe proseguire il meme
•Lasciare un commento su tutti e 6 i blog appena citati

Dicevo, mi ha citata Palmy, a sua volta citata da Salvomenza, a sua volta citato da Annarita che fu citata da Enzo che… o vè, non è un prof 😀
Però è comunista dichiarato. Perla rara, di questi tempi.

Ora ottempero:
6 cose che mi piace fare
Occorre una precisazione: sarebbe più corretto “che mi piacerebbe fare più spesso”

1) Saltellare per la blogosfera.
2) Rovistare su e-bay (adoro le tazze da tè inglesi vittoriane e edoardiane, quelle decò e quelle giapponesi della stessa epoca).
3) Frugare le pagine di victoriassecret alla ricerca di costumi, che regolarmente non acquisto, pensando a quando sarò acciottolata in riva al mare.
4) Annoiarmi in riva al mare pensando a quante cose potrei fare davanti al monitor.
5) Fare il creme caramel.
6) Andar per librerie e mercatini di brocantage tirando occhiate alle vetrine fashion sognando una vita in rosa shopping.

ed ecco i 6 blog:

Buona vita, come scrive Agati 😉

(e ora mi tocca andare a lasciare un commento a ciascuno… lo faccio questa sera eh!)

Voglio una Pantera con l’eskimo (e una vecchia strega).

Abbiamo un nuovo ministro, avremo una nuova riforma.
E io rilancio il post di gattopazzo “Voglio una Pantera con l’eskimo” raccomandandovi di leggerlo.

E a proposito di nuovi ministri e vecchi ministeri, a proposito dei rischi che stanno correndo la nostra
scuola e la nostra salute – credetemi, strettamente legate – vi rimando a un mio vecchio post.
Giusto per dire, l’avevo detto.

La didattica della Storia

Probabilmente conoscete il sito di Galarico, aka homolaicus.
Oppure no, e allora val la pena andare a curiosare, ci sono moltissimi materiali didattici – discipline umanistiche, specialmente storia – pubblicati e scaricabili. Sempre nel più puro spirito di condivisione tipico della rete, ha scritto alcuni articoli sulla didattica della storia, e ci consente di pubblicarli.
Apriamo quindi una nuova categoria “articoli”.
Domani il primo 😉

Gravità Zero

Annarita segnala, e io rilancio, il blog di divulgazione scientifica Gravità zero.


Gravità Zero è il primo corporate blog di divulgazione scientifica italiano: un vero e proprio kit di sopravvivenza, un valido strumento di dialogo fra chi fa scienza e il grande pubblico.

Un blog che da una parte si rivolge ai ricercatori, agli insegnanti, ai giornalisti e a coloro che svolgono la professione di divulgazione scientifica, che troveranno qui consigli e metodi per “comunicare al meglio le proprie ricerche”.

Spartiti free download

Quando gli autori delle opere d’ingegno sono morti da più di 70 anni, i diritti d’autore decadono e le opere diventano free.
Questo rende possibile la pubblicazione della maggior parte dei testi sulle biblioteche digitali (liberliber, per esempio) e il download di altre risorse diventate di pubblico dominio.
Il sito Sheet Music Archive pubblica 10.000 pagine di spartiti per pianoforte. È possibile scaricarne max due al giorno.
Grazie a CoRobi e ad AB Techo blog per la segnalazione 😉