Una penna d’altri tempi

Ma che bello questo articolo qui.


Tutti sapevano che gli stipendi delle maestre e dei professori non erano alti. Ma, in generale, era una cosa dimenticata. Nemmeno i più altezzosi borghesi o aristocratici di Torino ricordavano che gli educatori dei loro figli erano pagati meno dei loro autisti, e che le professoresse non frequentavano le grandi sarte. Esisteva l’inconscia convinzione che i professori non appartenessero a nessuna classe sociale: ma ad uno strano regno, dove né danari né vestiti né vacanze costose avevano importanza.
[...]
Tutto questo ha portato alla degradazione della classe degli insegnanti. Cinquant’anni fa, era una non-classe, rispettata anche se non temuta. Oggi, gli stipendi miserabili hanno prodotto una sotto-classe, una specie di sottoproletariato, che possiede a malapena il danaro per vestirsi e nutrirsi, ma non per comprare un libro, sia pure in edicola.

Certo che il misero stipendio degli docenti non contribuisce al riconoscimento sociale del valore.
Tutti sanno che quello che costa poco, vale poco.
E i nostri ragazzi, teleducati a misurare il valore di una persona con il suo reddito, poca stima possono avere dei loro insegnanti…
E i genitori, spesso, pure.

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2 Risposte

  1. Ho fatto di recente, alla fine dello scorso anno scolastico, riflessioni simili giusto sulla mia persona, quando i miei ragazzi di terza hanno notato (ah prof, sì, lei ha il Nokia…. -io non mi ricordo già più quale nokia è!) il mio cellulare, che fa solo le telefonate ….., loro, armati di quelli supertecnologici!!!
    Ma si… io ho fatto quelle riflessioni, per la verità non l’ho avuta l’impressione di minor stima da parte dei tecnologici!
    Tuttavia la scarsa stima sociale per la categoria, la sento eccome!!!
    Ma questo già da molti anni fa. Ne racconto una: dopo laureata, mi incontra una conoscente, una signora “di una certa cultura”. Convinta che lavorassi presso una farmacia, saputo che insegnavo, mi fa: Bèh, dai, pazienza…..non fa nulla…..

  2. :D
    a me è successo al mercato: ero ferma tra due banchi e le due mercatare, piegando le maglie, discutevano animatamente. Mentre rovistavo nel mucchio non posso fare a meno di sentire una che fa: “ma cosa vuoi che valga quella lì, è poi solo un’insegnante!” ;)
    ricordo mia madre, quand’ero bambina, che quasiasi cosa dicesse l’insegnante, valeva quanto una prescrizione del dottore :D
    i tempi cambiano… e non è solo una questione di stipendio, temo.

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